Capisco che è difficile per i vertici cattolici riuscire ad ammettere che anche la donna possa avere un qualsiasi ruolo nella fede ma, se si esclude una lieve nudità del soggetto fotografato, l’immagine non sembra provocatoria, tutt’altro: dà l’idea di un atto di riconoscimento e di devozione. La crocifissione di Cristo come madre di tutte le sofferenze; la donna come vittima di tutti i peccati dell’uomo. Lo dice anche Stefania Bartoccetti, presidente dell’associazione promotrice della campagna: «La crocifissione vuole solo essere l’immagine della sofferenza estrema» e lo dice da “cattolica praticante”. Ci vuole un capzioso atteggiamento bigotto per non rendersene conto. No, semmai è per il contrario che bisogna dissociarsi: la sofferenza può essere laica, non appartiene solo a martiri cristiani.